Decreto-legge 116/2025 convertito in legge

Il Decreto-legge 8 agosto 2025 n.116, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.183, è stato convertito nella legge 3 ottobre 2025 n.147, entrata in vigore l’8 ottobre.

Tale provvedimento è pensato per rafforzare la lotta alle attività illecite in materia di rifiuti, ai roghi tossici e all’abbandono incontrollato, con particolare attenzione alla Terra dei Fuochi.

La legge di conversione, oltre a confermare quanto già previsto dal decreto, introduce modifiche importanti al Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), intervenendo su sanzioni, competenze e modalità di accertamento.

Di seguito, le novità più importanti.

Abbandono dei rifiuti: controlli e pene più severe

Una delle novità più rilevanti riguarda l’abbandono e il deposito incontrollato dei rifiuti.

Prima della conversione, chi abbandonava rifiuti rischiava un’ammenda da 1.500 a 18.000 euro e, se commetteva la violazione con un veicolo, la sospensione della patente da uno a quattro mesi.

Con la legge 147/2025 la sospensione sale da quattro a sei mesi e vengono introdotte nuove responsabilità per imprese e enti: il titolare o il responsabile che abbandona o deposita rifiuti in modo incontrollato può essere punito con l’arresto da sei mesi a due anni o con un’ammenda da 3.000 a 27.000 euro.

È stato inoltre introdotto un nuovo illecito amministrativo per chi lascia rifiuti urbani accanto ai cassonetti stradali. In questo caso la multa va da 1.000 a 3.000 euro, e se il fatto è commesso con un veicolo scatta anche il fermo del mezzo per un mese.

L’accertamento può avvenire tramite immagini di videosorveglianza e il sindaco è competente per l’applicazione delle sanzioni.

Un cambiamento importante che rafforza il ruolo dei Comuni e rende più immediato l’intervento contro comportamenti scorretti in ambito urbano.

Rifiuti pericolosi: quando l’abbandono è reato

Restano confermate le sanzioni più pesanti nei casi in cui l’abbandono provoca un pericolo concreto per la salute o per l’ambiente.

Chi disperde rifiuti non pericolosi in aree contaminate o in modo tale da compromettere suolo, acqua o aria, rischia la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Se i rifiuti sono pericolosi, la pena sale da uno a cinque anni e può arrivare fino a sei nei casi aggravati.

Per imprese e responsabili di enti le pene restano più elevate, fino a cinque anni e sei mesi.

In questo modo il legislatore distingue tra comportamenti episodici e condotte strutturate che generano un danno ambientale reale.

Controlli più stretti per gestione illecita e discariche abusive

Nel testo originario del decreto, la gestione illecita dei rifiuti era stata inasprita fino a diventare un delitto, con pene da sei mesi a tre anni di reclusione (da uno a cinque per i rifiuti pericolosi).

Con la conversione, questa condotta torna a essere una contravvenzione, punita con arresto da tre mesi a un anno o ammenda da 2.600 a 26.000 euro, mentre resta la reclusione da uno a cinque anni per i rifiuti pericolosi.

Sono confermate le aggravanti se il fatto crea un pericolo per la salute pubblica o per l’ambiente e la confisca obbligatoria del mezzo usato per l’illecito.

Chi realizza o gestisce discariche abusive continua a rischiare da uno a cinque anni di reclusione, che diventano fino a sette se i rifiuti sono pericolosi.

Novità anche per chi è in possesso di autorizzazioni o iscrizioni ma non rispetta le prescrizioni: ora è prevista un’ammenda da 6.000 a 52.000 euro o l’arresto fino a tre anni, ma solo se la violazione riguarda rifiuti non pericolosi.

Combustione illecita di rifiuti: confermate le pene più alte

Le disposizioni sulla combustione illecita restano immutate.

La combustione di rifiuti non pericolosi è punita con la reclusione da tre a sei anni, mentre per i rifiuti pericolosi la pena va da tre anni e sei mesi a sette anni.

Se dal fatto deriva un incendio, la pena può aumentare fino alla metà.

L’articolo resta uno dei capisaldi del decreto, pensato per colpire il fenomeno dei roghi tossici, soprattutto nelle zone della Terra dei Fuochi.

Trasporto e tracciabilità: le ultime novità

Le sanzioni per la mancata tenuta o compilazione irregolare del formulario di identificazione dei rifiuti sono raddoppiate: da 2.000–10.000 euro a 4.000–20.000 euro.

Oltre alla sanzione economica, è prevista la sospensione della patente (da uno a quattro mesi per i rifiuti non pericolosi, da due a otto per i pericolosi) e la sospensione dall’Albo Gestori Ambientali(da due a sei mesi o fino a un anno).

Chi trasporta rifiuti pericolosi senza formulario rischia la reclusione da uno a tre anni e la confisca del mezzo.

Tutte queste misure, già previste dal decreto, sono state confermate integralmente dalla legge di conversione e rafforzano la tracciabilità come strumento di controllo e prevenzione.

Spedizioni transfrontaliere: allineamento alle regole europee

L’articolo dedicato alle spedizioni illegali di rifiuti è stato aggiornato per recepire il nuovo Regolamento (UE) 2024/1157, che sostituisce e integra la normativa precedente.

Chi effettua spedizioni illegali è punito con la reclusione da uno a cinque anni, aumentata in caso di rifiuti pericolosi.

La legge di conversione ha confermato il testo originario, mantenendo il pieno coordinamento con la disciplina comunitaria.

Aggravante d’impresa e delitti colposi: cosa cambia

Nel testo coordinato compaiono due nuovi articoli che completano il quadro sanzionatorio.

Il primo prevede un aumento di un terzo delle pene se il reato è commesso nell’ambito di un’attività d’impresa o organizzata. La legge di conversione ha però eliminato due commi presenti nella versione iniziale, che estendevano la responsabilità al titolare o al responsabile per omessa vigilanza e richiamavano le sanzioni del D.Lgs. 231/2001.

Il secondo introduce una riduzione della pena da un terzo a due terzi quando il reato è commesso per colpa, distinguendo così tra dolo e negligenza, ma mantenendo comunque la punibilità anche per i comportamenti colposi.

Un nuovo coordinamento istituzionale: nasce il Dipartimento per il Sud

Con la conversione in legge, il titolo del decreto include ora il riferimento al Dipartimento per il Sud, che avrà il compito di coordinare le azioni di bonifica e di contrasto ai reati ambientali nelle aree più fragili del Paese.

È un passaggio dal valore anche politico: rafforzare la tutela ambientale diventa parte di una strategia più ampia di coesione e riequilibrio territoriale.

L’attenzione si sposta dalla sola repressione penale alla prevenzione, alla tracciabilità e alla responsabilità diretta di enti e imprese, con l’obiettivo di rendere più efficace il contrasto alle violazioni ambientali e tutelare in modo più uniforme il territorio.

Se ti servono indicazioni su autorizzazioni, tracciabilità o gestione operativa dei rifiuti, siamo qui per darti supporto. Contattaci e parliamone con calma.