AUA, quali imprese devono chiederla e quando è obbligatoria

Hai un’officina con pochi dipendenti, un autolavaggio di quartiere o un piazzale dove parcheggi i mezzi aziendali? Anche se l’attività è piccola, potrebbe servirti un’autorizzazione ambientale. Dipendenti, metri quadri e fatturato dicono poco: contano le lavorazioni, gli impianti, gli scarichi e l’uso che fai delle aree esterne.

Uno dei titoli da verificare è l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA), regolata dal D.P.R. 59/2013. Non serve a tutte le imprese e avere un piazzale non la rende di per sé obbligatoria. Il rischio vero è un altro: non sapere quali obblighi derivano dalla propria attività e lavorare senza i titoli richiesti.

Autorizzazione Unica Ambientale: perché riguarda anche le piccole attività

L’AUA riunisce in un solo provvedimento diversi titoli ambientali: scarichi idrici, emissioni in atmosfera, documentazione di impatto acustico e gli altri previsti dal regolamento. Riguarda le piccole e medie imprese e gli impianti che non sono soggetti all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Qualche esempio. Una piccola officina può produrre acque reflue industriali, una carrozzeria lavora con una cabina di verniciatura che emette in atmosfera, un autolavaggio deve sapere dove finiscono le acque di lavaggio. In ognuno di questi casi bisogna capire quale titolo serve e se deve confluire nell’AUA.

Per conoscere le autorizzazioni che l’AUA può sostituire, le procedure e i termini previsti dalla normativa, consulta la nostra guida: Autorizzazione Unica Ambientale: cos’è, a chi serve e come si richiede.

Quali imprese devono verificare se serve l’AUA?

Il codice ATECO non decide nulla, e nemmeno il fatto che l’impresa sia artigiana o commerciale. Conta cosa succede nello stabilimento e sul piazzale. Per capire se la tua attività va esaminata, parti da quattro domande.

Lavi qualcosa? Pezzi meccanici, veicoli, attrezzature, contenitori. Se l’acqua di lavaggio finisce in fognatura o in un corso d’acqua, si tratta di uno scarico di acque reflue industriali e va autorizzato. È il caso tipico degli autolavaggi, delle officine che sgrassano i componenti, delle lavanderie e dei caseifici.

Produci fumi, polveri o vapori? Una cabina di verniciatura, l’aspirazione delle polveri di legno, i solventi per pulire i rulli di stampa. Qui si applica la disciplina delle emissioni in atmosfera. Carrozzerie, falegnamerie e tipografie sono gli esempi più frequenti.

I macchinari si sentono da fuori? Compressori, aspiratori e impianti che lavorano con i portoni aperti possono richiedere la documentazione di impatto acustico.

Hai un piazzale scoperto? Qui conta cosa ci fai sopra: la sola sosta è una cosa, lavaggi e manutenzione all’aperto sono un’altra. Ne parliamo nel prossimo paragrafo.

Un sì a una di queste domande non vuol dire che l’AUA sia obbligatoria. Vuol dire che potrebbe servirti almeno uno dei titoli che l’AUA riunisce, quindi conviene verificare.

Piazzali scoperti e parcheggi: quando le acque piovane richiedono un’autorizzazione?

Molte attività hanno superfici scoperte dove parcheggiano veicoli, spostano materiali o lavorano. Quando piove, l’acqua scorre su queste aree e si porta dietro quello che trova: oli, polveri, residui. Sono le cosiddette acque meteoriche di dilavamento.

Per gestirle bisogna sapere come viene usato il piazzale, cosa potrebbe contaminare l’acqua, come viene raccolta e dove va a finire.

Non tutti i piazzali sono uguali. Un parcheggio dove sostano solo i clienti è diverso da un’area dove si lavano i mezzi, si fa manutenzione o si movimentano sostanze che possono finire nell’acqua piovana.

Conta anche la destinazione dell’area. Il parcheggio di un negozio, che è al servizio dell’attività, non è la stessa cosa di un’area in cui il parcheggio è l’attività stessa.

Le regole sulle acque meteoriche in Campania

L’articolo 113 del D.Lgs. 152/2006 affida alle Regioni la disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e delle acque di prima pioggia.

In Campania, l’articolo 4 del Regolamento regionale n. 6/2013 contiene disposizioni relative alle acque di ruscellamento provenienti dalle coperture e dalle aree esterne pertinenziali a determinate attività, comprese le superfici destinate alla sosta, al transito e al parcheggio.

La norma indica in quali casi queste acque non hanno bisogno dell’autorizzazione allo scarico, e va letta insieme al tipo di recapito.

Se le acque finiscono nella fognatura pubblica, bisogna guardare anche il regolamento dell’Ente Idrico Campano, che disciplina le acque meteoriche e quelle di lavaggio delle aree esterne.

Insomma, il piazzale da solo non rende obbligatoria l’AUA. Prima va capito quale disciplina si applica alle acque e se serve un titolo ambientale.

Un parcheggio o un’attività di noleggio auto devono richiedere l’AUA?

Prendiamo un’impresa di noleggio auto che tiene i veicoli su un piazzale. Se l’area serve solo alla sosta, si guardano la destinazione della superficie, il sistema di raccolta delle acque piovane e il recapito finale.

Il discorso cambia se sullo stesso piazzale si lavano i mezzi o si fa manutenzione. Da queste operazioni escono acque diverse da quelle della sola pioggia, che possono richiedere un sistema di raccolta, trattamento e scarico da autorizzare.

Se invece il parcheggio è un’attività economica a sé, va controllata anche la destinazione del sito rispetto alla disciplina territoriale. Lo stesso vale per chi usa aree esterne come deposito o per movimentare materiali.

Quindi, prima ancora di chiederti se hai un piazzale, chiediti cosa ci fai sopra e dove va a finire l’acqua quando piove.

Come verificare se la propria attività è soggetta all’AUA

Prima di chiedere un’autorizzazione bisogna conoscere bene lo stabilimento e capire quali titoli servono.

Se l’impresa è già operativa, si parte dai documenti. Ecco cosa raccogliere:

  • Le attività svolte e i macchinari utilizzati.
  • Le planimetrie dello stabilimento e dei piazzali.
  • La destinazione delle superfici esterne.
  • La rete di raccolta delle acque reflue e meteoriche.
  • Il recapito degli scarichi.
  • Gli eventuali impianti di trattamento delle acque.
  • Le autorizzazioni già ottenute e le relative prescrizioni.

Poi va controllato cosa è cambiato dopo il rilascio delle autorizzazioni che hai già. Hai aggiunto una vasca per lavare i pezzi, ampliato il piazzale o modificato lo scarico? Allora potrebbe servire un aggiornamento.

Se invece stai aprendo una nuova attività, la verifica va fatta prima di avviare le lavorazioni che richiedono un titolo.

A chi si presenta la domanda?

La domanda AUA si presenta attraverso il SUAP, lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune nel quale si trova lo stabilimento.

In Campania l’autorizzazione viene adottata dalla Provincia o dalla Città Metropolitana di Napoli, a seconda di dove si trova l’attività.

L’AUA dura 15 anni e il rinnovo va chiesto almeno sei mesi prima della scadenza.

Per le modalità di presentazione, i documenti e le procedure di rinnovo rimandiamo all’articolo dedicato all’Autorizzazione Unica Ambientale.

Cosa rischia un’impresa che non possiede le autorizzazioni necessarie?

Lavorare senza i titoli ambientali richiesti può portare a sanzioni amministrative, conseguenze penali e provvedimenti che limitano o sospendono l’attività. Molto dipende dalla violazione.

Il D.Lgs. 152/2006 punisce, tra le altre, le violazioni sugli scarichi idrici (articoli 133 e 137) e sulle emissioni in atmosfera (articolo 279). Per la gestione dei rifiuti si applica anche l’articolo 256.

Non esiste quindi una sanzione unica per chi non ha l’AUA: tutto dipende dal titolo mancante e da cosa viene contestato.

Se la tua attività è già avviata, una verifica delle autorizzazioni ti permette di scoprire se manca qualcosa, se ci sono scadenze in arrivo o modifiche mai valutate.

La tua attività è soggetta all’AUA? Richiedi una verifica a Babilonia

Anche una piccola attività può avere obblighi ambientali legati alle lavorazioni, agli scarichi o all’uso delle aree esterne.

Babilonia Consulenza Ambientale aiuta le imprese a capire quali titoli servono, controlla la documentazione esistente e segue le pratiche autorizzative.

Hai un’officina, una carrozzeria, un autolavaggio, un parcheggio o un’impresa con un piazzale scoperto?

Contatta Babilonia e richiedi una valutazione della tua attività per verificare quali adempimenti ambientali devi rispettare.